Patrizia Saccente di Natureat


Da Londra la mamma blogger più seguita


Tutte le interviste e gli incontri iniziano con una parola, pensando a te la prima parola che sento di pronunciare è “complimenti”:  sei l’anima di Natureatblog, una splendida pagina di cucina vegetale in costante crescita: oltre al sito, alla pagina facebook, al gruppo facebook aperto a chi ti segue ed instagram, hai anche creato un magazine che è un fantastico contenitore di idee, articoli, interventi e, ovviamente ricette.

Personalmente ti seguo da anni e lo faccio con piacere, perché tra le tante pagine che popolano il web, apprezzo il tuo lavoro che mi sembra basato su una cucina bella, golosa e appagante e soprattutto apprezzo tanto il tuo modo spontaneamente pacato e gentile, e il tuo essere presente con risposte e soluzioni ogni volta che i follower ti interpellano.

Innanzitutto raccontaci:

  1. Come è nata l’idea di aprire una pagina del genere? E come si è evoluta negli anni?

La cucina è sempre stata una grande passione: ho iniziato a muovermi tra i fornelli da bambina, per gioco, insieme a mia nonna e mia mamma. Quando ho scelto di seguire un’alimentazione vegetale, però, questo amore per la cucina è diventato ancora più forte. L’idea di unire l’importanza del cibo alla possibilità di trasmettere un messaggio etico come quello vegan, mi ha dato l’idea di creare Natureat.     Quando il mio progetto è nato, l’alimentazione vegetale era ancora poco diffusa in Italia, quindi creare un blog di ricette plant-based era un modo per aiutare le persone a preparare piatti semplici, veloci, genuini e gustosi, senza utilizzare derivati animali.      

Subito dopo aver aperto il blog, ho iniziato ad essere attiva anche sul mio profilo Instagram e su Facebook: qui ho avuto il piacere di creare un gruppo dove chiunque può condividere piatti vegetali o chiedere consigli (“Natureat Ricette Vegane). Nell’ultimo periodo, poi, ho creato insieme ad un meraviglioso Team il Natureat Magazine: una rivista digitale 100% vegan, che ha come scopo quello di poter fornire, ad ogni numero, una guida per aiutare i lettori a seguire uno stile di vita più sostenibile, attraverso ricettari dall’antipasto al dolce con ingredienti di stagione, articoli di esperti, interviste a persone di grande ispirazione, informazioni e tanto altro su questa meravigliosa realtà.                                                                                                                     Potete trovare Natureat, quindi, in tutte le principali piattaforme digitali, tra cui anche un podcast nato da poco!

 

  1. Vivi in Inghilterra. Come mai sei arrivata oltremanica?

Sono nata in Puglia e porto la mia terra sempre nel cuore. Tuttavia, quando ho scelto di intraprendere un percorso lavorativo come quello di Natureat, ho sentito l’esigenza di spostarmi in un posto che offrisse più possibilità e la mia scelta è ricaduta immediatamente su Londra. In Inghilterra ho avuto la possibilità di organizzare eventi, preparare cene private, fare da personal chef per famiglie interessate a seguire un’alimentazione salutare e vegan. Quando mi sono trasferita in Inghilterra, l’atmosfera era già molto vegan-friendly rispetto alla situazione italiana, quindi ho trovato un terreno fertile per coltivare i miei progetti.

 

  1. Qui cresci il tuo splendido bambino Noah: ne abbiamo seguito il crescere (e ti faccio i complimenti perché è stupendo!) e sei tu che curi la sua alimentazione 100% vegetale: cosa consiglieresti ad una mamma che vuole compiere lo stesso tipo di percorso alimentare con il suo bambino? Oltre alla cucina riesci a trasmettere l’idea di essere una mamma serena, che ha tempo di qualità per il suo bambino, e questo nonostante il lavoro e i tanti impegni. Quindi davvero ti faccio i miei complimenti.

 

Grazie per i complimenti, sono davvero felice di trasmettere tutto ciò!

Ad una mamma che vorrebbe compiere il mio stesso percorso consiglierei, prima di tutto, di informarsi, informarsi e informarsi. Viviamo in un’epoca in cui la conoscenza è a portata di mano, grazie ad internet e ai social. Molte mamme sono scoraggiate dai giudizi delle persone che non condividono lo stile di vita vegan, ma esistono studi scientifici che dimostrano quanto questa alimentazione sia adatta ad ogni fase della vita e basta una ricerca online per leggerli e scoprire un mondo meraviglioso!

Io, sì, mi occupo personalmente della dieta di Noah, ma ho alle spalle anni di letture, corsi ed esperienza a riguardo. Alle mamme che non hanno molta dimestichezza con l’alimentazione infantile, quindi, consiglio di rivolgersi ad un pediatra specializzato in nutrizione vegetale e di interagire con altre mamme che hanno scelto questo percorso. Fortunatamente, il mondo dei social ci permette di arriva a chiunque, quindi dovremmo sfruttare questa opportunità!

Il mio segreto, poi, è l’organizzazione: decido settimanalmente quali saranno i piatti che preparerò per i successivi sette giorni, faccio una grande spesa con tutto l’occorrente (esclusi frutta e verdura, che acquisto più di una volta a settimana) e preparo dosi in eccedenza di alimenti come i legumi, in modo tale da conservarne qualche porzione in freezer e averli sempre pronti in caso di necessità.

Nel mio blog, non a caso, ho creato una rubrica dedicata alle donne, diventata poi anche una pagina Instagram (@womanveg), in cui condivido soprattutto ricette e consigli da mamma, e una sezione del Natureat Magazine, interamente dedicata alla voce femminile.

 

  1. Noah, il nome che avete scelto per lui, è lo stesso nome di una grande figura biblica che tutti riconosciamo per la sua arca carica di animali: come pensi si stia evolvendo il nostro atteggiamento verso gli animali?

 

sento sicuramente la voglia di salvare gli animali attraverso la mia arca, che in questo caso sarebbe Natureat: tutti gli animali, non solo una coppia per specie!

Il nostro atteggiamento verso gli animali è sicuramente più consapevole di quello del passato. Oggi, tutti sanno o possono scoprire come si producono i derivati animali. Non possiamo negare, però, che in passato il consumo di carne era molto più ridotto. Per i nostri nonni, per esempio, la carne era un lusso e di certo non erano abituati a consumarla così facilmente e abitualmente come succede alle nuove generazioni.

Quindi, la consapevolezza è aumentata, ma insieme alla violenza, purtroppo.

 

  1. Cosa c’è alla base della tua scelta di vita vegan? Provieni anche tu da una famiglia di tradizione onnivora?

Quella vegan, per me, non è solo una scelta alimentare e coinvolge tantissimi aspetti e valori per me importantissimi, basati sull’etica e sulla sensibilità. Alla base della mia scelta, sicuramente, ci sono tre motivazioni principali: rispetto nei confronti degli animali (creature innocenti, che soffrono per soddisfare capricci di gola); rispetto nei confronti del Pianeta (una delle principali cause dell’inquinamento ambientale è, infatti, l’allevamento intensivo); rispetto nei confronti di noi stessi (un’alimentazione sana ed equilibrata è la base per la salute fisica e mentale). Sì, anche io provengo da una tradizione onnivora, ma dove il consumo di alimenti vegetale è sempre stato di gran lunga superiore a quello dei prodotti animali. Non a caso, io e le mie sorelle seguiamo da tempo un’alimentazione veg e i miei genitori non hanno mai avuto nulla da obbiettare e, anzi, sono sempre ben disposti a provare le mie ricette e ad esplorare la cucina vegan!

 

  1. Quali sono le prime difficoltà che hai incontrato nel momento in cui hai cambiato il tuo modo di alimentarti? E ora?

Non ho mai avuto particolari difficoltà, per me è stato un processo abbastanza naturale e semplice. Sicuramente, il passaggio più complicato è stato il distacco dai formaggi, che sono in grado di creare una vera e propria dipendenza. Sono prima diventata vegetariana, poi dopo pochissimo ho capito che non bastava e ho scelto di seguire un’alimentazione totalmente vegan. Credo che la cosa fondamentale sia capire cosa c’è dietro a quello che abbiamo nel piatto, chiedersi se stiamo mangiando qualcosa di naturale o un prodotto che ha causato sofferenza. Quando si inizia ad attribuire la sofferenza a determinati alimenti, non si riesce più a ritenerli gustosi. Ora, mi sento più in salute e più serena…non tornerei mai più indietro e, anzi, il mio unico rimpianto è non aver fatto questa scelta prima!

 

  1. In Inghilterra, rispetto all’Italia, pare esserci molta più apertura e attenzione verso questo genere di alimentazione e di filosofia di vita: ce lo confermi? Pensi che anche per l’Italia arriverà presto il momento di fare qualche passo in avanti?

 

Sì, ve lo confermo, l’Inghilterra è un paese molto vegan-friendly, lo era anni fa e lo diventa sempre di più. In tutti i locali, o quasi, si trovano opzioni vegetali, tantissimi ristoranti sono 100% plant-based e nei supermercati è facilissimo trovare ingredienti e prodotti vegan.  In Italia, si sono già fatti grandi passi avanti negli ultimi anni, a mio parere. Certo, non siamo allo stesso passo di città come Londra, ma comunque c’è molta più consapevolezza su determinate tematiche. Qualche anno fa, la gente ignorava perfino il significato della parola “vegan”, ma ormai è un concetto abbastanza diffuso. Ci sono tantissime persone che si impegnano a diffondere la filosofia vegan attraverso i social in Italia, quindi credo che la situazione migliorerà sempre di più!

 

  1. A me le tue ricette ispirano golosità, passione, amore per la vita. Qual è – tra tutte- la tua ricetta preferita, che leghi a dei ricordi tuoi personali, e che magari hai tradotto in chiave vegan?

 

Sono davvero felice di ispirare tutto questo, grazie per le tue bellissime parole.

Ci sono tante ricette che amo e a cui sono legata, ma se devo sceglierne una in particolare, ti direi la focaccia pugliese. La focaccia mi riporta alla mente la mia terra e i ricordi una me bambina con le mani in pasta, che si divertiva a giocare con la farina. In più, questa ricetta accoglie il mio concetto di cucina: semplicità, pochi ingredienti e bontà. Dimostra anche che molte ricette della nostra tradizione culinaria sono già vegan e non serve modificarle: spesso la parola “vegan” intimorisce più del dovuto.

 

  1. Pensi che la felicità passi attraverso il cibo?

 

Assolutamente sì, anzi, è un concetto che mi piace sempre ribadire. Il cibo è un elemento fondamentale e immancabile nelle nostre giornate, capace davvero di influire sulla nostra salute e sul nostro umore. Gli ingredienti che mettiamo nel piatto possono raccontare storie attraverso sapori e profumi, ma soprattutto posso influire sul nostro organismo.    La maggior parte delle persone è convinta che sano e buono siano due concetti separati, ma non è assolutamente così e cerco sempre di dimostrarlo con le mie ricette.

Il cibo ci rende quelli che siamo, dentro e fuori. Avere un’alimentazione sana ed equilibrata è il primo passo per vivere felici e sereni!

 

  1. Cosa ti auguri per Noah?

Per Noah, così come per tutti i bambini delle nuove generazioni, mi auguro un futuro splendido e pieno di serenità. Io, mi impegno a trasmettergli i miei valori e a donargli un’infanzia il più felice possibile, ma spero che, crescendo, possa scontrarsi con un mondo migliore, più consapevole di quello di oggi, un Pianeta più pulito e rispettato. Può sembrare utopico a molti, ma la speranza del cambiamento è la prima chiave per il cambiamento stesso. È nostro compito, mio e di tutta l’umanità, cercare che questo augurio diventi realtà

 

Qui trovate la ricetta che Patrizia ci dedica: i tortini di patate e funghi

 

e la potete seguire qui:

https://www.natureatblog.com/

https://www.natureatmagazine.it/

https://www.instagram.com/natureatfood/

 

(credits for Patrizia photo: ph. Assunta Simone)

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