Marzia Riva


Una chef davvero speciale!


Ascoltare Marzia parlare di cibo, di progetti, di inclusione e armonia, di benessere nel senso più totale del termine è qualcosa che farei ogni giorno se potessi! Raramente ho trovato una persona così aperta alla vita, alla scoperta, e con un grado di ricerca e di consapevolezza davvero notevolissimi.

Raccontare Marzia non è semplice perché lei è molto di più di quanto tu ti possa aspettare, sebbene i social finora ci abbiano ben informato sul suo percorso e sulla sua cucina. Non basta. Lei è tanto di più.

Chiediamo quindi a Marzia di dedicarci un’intervista non solo per scoprire lei ma per trovare il valore più autentico e completo del verbo cucinare

 

Marzia il tuo percorso non nasce in cucina: la cucina è semmai un punto di approdo e poi diventa una nuova partenza. Hai avuto il coraggio di mollare un lavoro che ti vedeva ben inserita in una azienda come addetta alle Risorse Umane per tuffarti in una nuova avventura: da cosa è nato questo coraggio e questo salto?

 

Ho sempre amato le risorse umane. Mi piaceva molto lavorare in organizzazioni complesse e farne parte. Ho esplorato ogni aspetto della gestione del personale creando una solida competenza ed esperienza professionale, durata oltre vent’anni. Ho sempre considerato le persone un valore, ciò che in un’impresa fa la differenza, come e vera e propria risorsa.

La cucina però è quanto più mi identifica e mi rappresenta, che mi ha fatto scoprire qual è il mio posto nel mondo. Pur amando il mio lavoro, ad un certo punto ho sentito l’esigenza di dare vita al mio progetto che fino a quel momento, per diversi motivi, era rimasto chiuso ad impolverarsi in un cassetto. Complice un sempre più attivo avvicinamento al mondo della cucina, del cibo, dell’alimentazione e della ristorazione, non ho potuto trascurare il richiamo che aveva così forte su di me. La felicità non ha prezzo e io ho scelto di essere felice, dedicandomi a far stare bene le persone e reinventando una professione, mettendomi in gioco.

 

La prima cosa su cui ti sei focalizzata è stata lo studio e la ricerca e sei arrivata a collaborare con i più grandi nomi della ristorazione vegetale in Italia, come Pietro Leemann e Simone Salvini. Cosa hai apprezzato di questa tua esperienza e cosa hai tratto da questi maestri?

 

Ho studiato molto e con diversi insegnanti; non smetto mai di studiare, non vedo mai la fine alla ricerca e all’analisi critica e costruttiva che mi possa migliorare; da ogni insegnante si può trarre una lezione.

La curiosità e la sete di conoscenza è una caratteristica che mi ha sempre contraddistinta fin da bambina e che mi da molto slancio e stimoli. Le esperienze fatte sono state significative e fondamentali per le scelte che poi ho perseguito, permettendomi di consapevolizzare quanto fosse importante per me la cucina e il mio pensiero.

 

Poi hai cercato e voluto una strada tua, dove la cucina potesse esprimere il tuo mondo. La Taverna degli Arna è la realizzazione di un tuo grande sogno, una storia fatta di impegno, lavoro e sogni che si realizzano: come hai pensato questo spazio?

 

Nella mia mente ho fantasticato tante volte a come doveva essere La Taverna degli Arna. Dalle serate con gli amici, in cui fantasticavamo su spazi e idee, ai momenti in cui appuntavo note sul diario per creare un business plan, i calcoli di fattibilità e approntavo il progetto, facendolo diventare ogni giorno più reale. Ho sempre desiderato un luogo accogliente; che possa trasmettere serenità, metta a proprio agio e che faccia sentire come a casa. Un luogo di pace, di condivisione, inclusione e aggregazione sociale dove poter parlare di qualsiasi cosa faccia cultura ed educazione intorno al cibo.

 

Arriva poi un incontro particolarmente felice nella tua vita: Ferdinando A. Giannone, biologo e nutrizionista, e insieme date vita ad un nuovo progetto: raccontaci perché è nato Effemme Scienza e Cucina e di cosa si occupa.

 

Effemme è nato dalla condivisione di valori, di passioni e obiettivi comuni. Abbiamo iniziato a collaborare timidamente, ma ben presto ci siamo resi conto di quanto la nostra unione, con le nostre unicità e professionalità, desse vita a un progetto ancora più grande di quello perseguibile da singoli. Il nostro intento è quello di promuovere e sostenere uno stile di vita basato sul benessere, attraverso momenti ludici e ricreativi, seminando quel piccolo seme di consapevolezza che ci auguriamo possa germogliare rendendo le persone libere nelle proprie scelte. Lo facciamo attraverso momenti di divulgazione scientifica, nutrizionale e gastronomica, alla cui base c’è la cultura del cibo, la socialità, l’inclusione, l’aggregazione sociale, l’educazione alimentare, la condivisione, il divertimento, il rispetto, la sostenibilità ambientale, economica, sociale. Partiamo dalle persone per poi arrivare alle organizzazioni, allargando il nostro progetto alle imprese con progetti mirati di welfare evoluto di nutrizione integrata.

 

Mi colpisce molto il fatto che nella tua cucina non ci sia minimamente il caso, piuttosto uno studio, un equilibrio e un obiettivo dichiarato di benessere. Come per gli ingredienti: come li scegli e che cos’è la regola del 3?

 

Per una come me che studia e fa caso a tutto, nulla viene lasciato al caso, a maggior ragione un piatto che per me è un vero e proprio progetto. Una volta chiaro il “progetto”, mi rilasso e lascio che venga da sé.

Gli ingredienti li scelgo tenendo in considerazione innanzitutto la stagionalità e quello che l’orto mi offre, in base al territorio e a quello che voglio comunicare attraverso il mio piatto. Poi considero i colori, i sapori, le consistenze e le temperature… e a questo si sommano molte altre considerazioni. Ho imparato a armonizzare le mie preparazioni andando a creare un gioco di equilibri dove siano presenti sempre almeno tre differenti sfumature per ogni elemento che considero.

Con il tempo ed il lavoro con Ferdinando, al punto di vista estetico e di gusto ho consapevolizzato anche l’aspetto dell’equilibrio nutrizionale, in cui questa “regola del tre” ritorna.

 

Organizzi corsi di cucina dove non insegni solamente i procedimenti e le cotture, ma riesci a trasmettere ai partecipanti una visione molto più ampia e consapevole del cibo, vedendolo nella sua totalità quindi analizzando anche dove il cibo cresce, chi lo produce e come, come viene impacchettato e molto altro rispondendo ad una tua bellissima necessità di cibo veramente etico oltre che salutare e fonte di benessere. Come riesci a scegliere i tuoi fornitori? Quanta ricerca c’è dietro ogni singola decisione?

 

Ho sognato una scuola di cucina che non fosse solamente un luogo dove imparare a cucinare. Non mi interessa trasmettere solo l’aspetto gastronomico ma, i miei corsi, li vivo come un’occasione per condividere e divulgare cultura e gioia. Sono molto attenta alla scelta degli ingredienti che non si limita alla qualità o alla scelta biologica ma guarda anche l’aspetto di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale. Cerco di trasmettere l’amore per il cibo e il rispetto che dovremmo mantenere per esso, per chi lo ha prodotto e lavorato, per chi lo ha condotto a noi. La scelta dei fornitori avviene di conseguenza attraverso una minuziosa ricerca. Poi, creando sinergie e legami virtuosi, si è venuta a creare una rete che mi permette di entrare in contatto con fornitori i cui aspetti valoriali sono simili. Da fornitori quindi diventano veri e propri partner ed amici.

 

Apprezzo tantissimo la tua attenzione verso un cibo che rappresenta anche una responsabilità sociale, dove selezioni produttori anche per il loro atteggiamento inclusivo e di riqualificazione di persone che altrimenti sarebbero senza lavoro. Pensi che sia possibile promuovere un così alto grado di consapevolezza attorno al cibo? Come si può divulgare un messaggio e un valore così importanti?

 

Non solo penso fermamente che sia possibile, ma lo ritengo doveroso. Ogni nostra azione ha una conseguenza e il nostro lavoro non può essere fine solo all’arricchimento del singolo, che sia ego o denaro, ma deve poter essere etico. Abbiamo l’opportunità, attraverso il nostro operato, di fare del bene o comunque aiutare gli altri. Questa condizione ci permette di migliorare lo stato in generale e ripaga tantissimo, arricchendoci sotto molti aspetti. Cascina Biblioteca (link), l’orto biologico da cui acquisto le verdure, ne è un esempio, impiegando nel lavoro dell’orto persone con disabilità o disoccupati, così come La Tenuta Almerita (link), per l’olio extra vergine di oliva o Local to You (link).

 

Il tuo libro Emozionarsi in Cucina apre gli occhi verso un mondo di ingredienti e di possibilità per cui il lettore può facilmente comprendere quanti limiti abbia la nostra cucina “tradizionale” e ancora di più quanto sia ridotta e non veritiera l’impressione che la cucina vegana sia una cucina privativa; mi pare che in tal senso il tuo libro lanci una gentile provocazione: come definiresti tu la cucina a base vegetale?

 

L’intento del libro è permettere al lettore di avvicinarsi e scoprire la cucina vegetale, come un viaggio tra profumi, colori e ingredienti. Non credo che la cucina tradizionale abbia dei limiti ma sicuramente penso che ci siano ancora molti pregiudizi sulla cucina completamente plant-based. Attraverso i miei piatti, ed il racconto della mia storia di come mi sono innamorata di questo stile alimentare, cerco di scardinare questo principio e esaltare invece un concetto di l’inclusività della cucina vegetale, che permette di abbattere qualsiasi barriera e trovare appagamento e gioia.

 

Il tuo analizzare il cibo a 360 gradi ti ha spinto anche ad una bellissima iniziativa personale per cui svolgi attività di volontariato nel reparto di disturbi alimentari del Niguarda di Milano: qual è il messaggio che vorresti lanciare a chi sta ricercando un rapporto nuovo e più equilibrato con il cibo?

 

Collaborare con Officine Buone (link)per portare animazione e cultura del cibo ed educazione alimentare all’interno degli ospedali è per me un onore e, oltre ad appoggiarli, collaboro con loro sempre con molto entusiasmo. Ogni volta imparo qualcosa di nuovo e vivo emozioni forti e uniche: (vedi il video di Marzia)

Credo che tutti dovremmo imparare ad avere un buon rapporto con il cibo e le nostre emozioni. Dovremmo prenderci un po’ più cura di noi partendo dall’alimentazione e uno stile di vita salutare, che non significa essere a dieta o privarsi di qualcosa. La prevenzione, attraverso un atteggiamento consapevole, è importante per vivere in salute.

 

Il nostro sito si chiama vege-table dove appunto si vuole dare peso alla parola tavola, table per l’appunto: per Marzia cosa significa sedersi ad un tavolo con persone care e gustare un cibo così ben studiato e preparato con amore?

 

Per me la tavola è il luogo dove stare bene, dove il prendersi cura e scambiare il cibo e le emozioni che ne conseguono è un vero e proprio atto d’amore. E’ un momento intimo, di pura condivisione. Intorno alla tavola nascono idee, progetti, confronti, serenità e risate e mi piace poterlo fare con coloro che amo.

 

Lasciaci i tuoi riferimenti social e web….perché di sicuro non ti possiamo perdere di vista.

 

Con piacere! Mi trovate

in rete con il sito Marziariva.it link

oppure latavernadegliarna.it  link

e, per il progetto condiviso con Ferdinando, effemmescienzaecucina.it; link

i nostri piatti li trovate poi anche nel progetto delivery ARNADELIVERY.it;link

sui social principali, come facebook, instagram, pinterest, twitter mi trovate sempre come @latavernadegliarna e @effemmescienzaecucina

 

Cosa ti auguri per il futuro?

 

Che la Taverna possa diventare un punto di riferimento, un crocevia di persone, esperienze ed emozioni. Che possa essere sempre viva e brulicante di gente che ha voglia di sperimentare e conoscere. Dopo questa rigida frenata, dettata dalla pandemia, non vedo l’ora di ripartire e poter accogliervi e coccolarvi attraverso la mia cucina, i corsi e le tante iniziative.

 

Grazie per come sei e per come insegni il “prendersi cura” che trovo uno dei verbi più belli e potenti del nostro esistere.

scopri qui la ricetta che Marzia ci regala: Gnocchi Primavera
Marzia Riva
Foto 1
Foto 2
Foto 3
Foto 4