Giovi P. Dj
18/03/2021
Una lunga strada piena di consapevolezza
ho sempre fatto sport e ho curato la mia alimentazione ma anni fa ebbi una brutta intossicazione causata da un petto di tacchino, e per mesi rimasi disgustato dalla carne e quindi la evitai. Non mangiandola non ne sentivo la mancanze e inizialmente, vivendo io in una città di mare, decisi di concentrare la mia alimentazione su cibi locali e quindi eliminai del tutto la carne a favore del pesce.
Ma pian piano ebbi la sensazione che potevo arrivare ad una alimentazione più corretta e "contemporanea" e in una sorta di "nuova folgorazione" arrivai a intuire che l'uomo poteva mangiare senza uccidere nessuno: ai miei occhi il mangiare carne o pesce era un retaggio di un'epoca primitiva.
Avevo sempre più forte in me la convinzione che evitare la violenza e la sofferenza anche a tavola poteva inondarci di energie buone e che potevamo poi diffondere attorno a noi: sento di appartenere molto a questo genere di filosofia dove il bene porta bene, la non violenza allontana altra violenza.
Un'ulteriore "folgorazione" arrivò quando compresi che questo genere di alimentazione fa bene non solo alla nostra anima e al nostro fisico ma anche al nostro pianeta, e da allora cerco sempre di preferire cibi locali e di stagione, sempre all'interno del mondo vegetale.
Il mio percorso lo raffiguro come un cammino dove lungo la strada ho potuto mano a mano raccogliere dei fiori (di bene, di vita e di consapevolezza) e ora ho in mano un bel mazzo di fiori, consapevole che nel mio cammino futuro ne troverò sicuramente anche di nuovi, perché il percorso verso la consapevolezza e la nostra crescita non si fermano mai.
