Stefano Momentè
Davanti a Stefano mi sento piccola e lui è un gigante. Un gigante buono, fatto di esperienza, di testa, di cuore, di storia e di cucina, di viaggi e di vita, di arte.
Fatto di carta stampata, di libri, Stefano ha un sapere che unisce ad un saper fare.
Si alimenta dal 1985 con un cibo vegetale e naturale, periodo in cui ancora si ignorava il significato del termine vegano.
Suoi i primi libri in Italia sul tema, sulle ricette, sullo stile di vita. Non è solo un giornalista, un cuoco, uno scrittore, un artista, un insegnante e un grafico: Stefano è un apripista.
Di quelli che gentilmente lasciano un segno sul terreno che sia di aiuto a chi verrà.
Hai da poco deciso di dedicare totalmente il tuo tempo e il tuo impegno alla Accademia di cucina ALTROCIBO, da te fondata, dove ti occupi di formare esperti di cucina vegetale, facendo loro scoprire cucina e filosofia vegan: com’è nata l’idea di creare una vera e propria accademia? E a chi ti rivolgi?
Nasce dalla mia urgenza di promuovere il veganismo con tutti gli strumenti possibili. Quel che ho fatto anche con i libri e le conferenze. E dalla mia grande passione per la cucina. In tanti anni mi sono reso conto che nel mondo della ristorazione la professionalità – per quel che riguarda la cucina vegetale – non era cresciuta come avevo sperato. E quindi mi sono messo in gioco creando questa accademia. Altrocibo Academy si rivolge agli appassionati di cucina naturale, a vegani e vegetariani, agli amanti della cucina vegetale in genere, che intendono trovare uno sbocco alle loro passioni. Di qualsiasi età.
Mentre io mi presento come una persona che ha una “passione” per la cucina e la filosofia vegan tu non usi mezzi termini e parli, riferendoti alla tua scelta di vita, di “missione” termine che apprezzo molto e ti chiedo in quale modo porti avanti la tua missione e qual è il tuo obiettivo principale?
Io mi considero nato una seconda volta con il passaggio al veganismo, avvenuto molti anni fa. La considero la scelta più importante della mia vita. Come potevo non desiderare di comunicare agli altri la mia esperienza salvifica? Nel 2001 è uscito il mio primo libro. Da lì non mi sono più fermato. Ho girato l’Italia in lungo e in largo per conferenze, dibattiti, incontri, presentazioni, corsi. Oggi sono arrivati altri e quindi mi muovo meno, ma continuo il mio lavoro.
Pensi che i giovani oggi siano più preparati ad un cambiamento etico nei confronti degli animali e del rispetto di tutte le vite?
Sicuramente ne sanno di più. La rete in questo ha aiutato molto. L’informazione corretta è fondamentale e sempre più giovani fanno il salto in maniera consapevole. Molti più di una volta.
Se dovessi dare un consiglio ad una persona che vuole avvicinarsi alla filosofia vegan e alla cucina vegetale, che suggerimento daresti?
Di studiare. Per capire un fenomeno bisogna conoscerne le origini e i diversi passaggi evolutivi. Oggi purtroppo molti credono di conoscere ma si fermano in superficie. Era quasi meglio una volta, quando davvero di veganismo non si conosceva nulla. Oggi è pieno di presuntuosi e falsi guru che non aspettano altro che seguaci da imbonire. Anche nella cucina vegetale purtroppo. La consapevolezza e la conoscenza vera, invece, sono fondamentali. E per fortuna c’è anche chi fa vera informazione.
Hai pubblicato 21 libri, lavorato come giornalista e grafico, sei cresciuto nel campo dell’editoria e al contempo sei da sempre un appassionato di cucina: ti senti più a tuo agio con una penna in mano o con una padella davanti a dei fornelli?
Oggi come oggi forse con una padella. Anche se in realtà continuo anche a scrivere e a occuparmi di comunicazione. Non mi annoio.
Qual è la ricetta che leghi ad un ricordo in particolare e che ti crea un’emozione speciale?
Sicuramente la torta di ceci, come la chiamano a Livorno. Altrove viene chiamata cecina o farinata. Meglio ancora se nel 5e5, il classico street food livornese.
Quando hai abbandonato l’alimentazione onnivora lo hai fatto perché dentro di te si è sovrapposta l’immagine del cibo che stavi per consumare con quella della cagnolina che accarezzavi e questa è stata una vera folgorazione, una “connessione” che ti ha rivoluzionato. Da lì in un attimo tutto è cambiato: quali sono stati i primi risvolti positivi di questa tua scelta?
Sono stato subito meglio psicologicamente. Era un periodo in cui soffrivo di un malessere interiore che non riuscivo a spiegarmi. Nel momento della scelta l’ho compreso e superato. Successivamente, ci sono stati anche quelli che io chiamo piacevoli effetti collaterali: sono stato meglio anche dal punto di vista fisico, non mi sono praticamente più ammalato.
La tua costante necessità di studiare e approfondire ti ha portato a frequentare una scuola di naturopatia e diplomandoti hai iniziato anche a svolgere la professione di consulente in alimentazione funzionale e nutraceutica: quanti benefici si possono ottenere da un cibo sano e da un’alimentazione corretta? Perché in Italia si fatica ancora tanto a promuovere su larga scala una alimentazione naturale?
Se siamo quello che mangiamo, come affermava Feuerbach, l’alimentazione occupa un ruolo decisivo per il nostro benessere. La Nutraceutica (unione tra nutrizione e farmaceutica) e l’Alimentazione funzionale sono decisive per chi vuole conoscere nel dettaglio cosa succede veramente quando ci alimentiamo, quali principi si attivano e con quali conseguenze reali sulla nostra salute. Nutraceutica significa, infatti, riconoscere lo stretto rapporto che esiste tra le nostre abitudini alimentari e la nostra salute. Spesso però non conosciamo bene ciò che mangiamo, e la qualità del nostro vivere ne risente, con gravi conseguenze per l’organismo. Non è un argomento mainstream. Purtroppo oggi si parla sempre di cura e non di prevenzione. È da stolti. Gli stessi medici dovrebbero smetterla di essere guaritori e venditori di farmaci e diventare esperti di salute. Esattamente com’era nello spirito di Ippocrate.
L’ultima domanda te la pongo con le parole di una canzone: Stefano “che sintomi ha la felicità?”
La felicità è quella cosa che ti fa stare in pace con te stesso, appagato, ti fa vivere la vita pienamente giorno dopo giorno, allineato con la tua missione.
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